Riconoscere il bene comune per migliorare la qualità della vita collettiva

images(Angelo Capalbo) I Comuni siglano “patti di collaborazione” con i “cittadini attivi” ovvero tutti i soggetti, singoli o associati o riuniti in formazioni sociali, anche di natura imprenditoriale o a vocazione sociale, per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani (quali spazi urbani, strade, ecc.). 
Recita l’articolo 24 del decreto legge 12 settembre 2014, n. 133, battezzato “sblocca-Italia”: “1. I Comuni possono definire i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli e associati, purché individuati in relazione al territorio da riqualificare. Gli interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze o strade ed in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano. In relazione alla tipologia dei predetti interventi i Comuni possono deliberare riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attività posta in essere. L’esenzione è concessa per un periodo limitato, per specifici tributi e per attività individuate dai Comuni, in ragione dell’esercizio sussidiario dell’attività posta in essere”. 
Si intende realizzare una gestione condivisa dei beni comuni urbani diretta ad interventi di recupero, trasformazione ed innovazione, attraverso metodi di coprogettazione, di processi sociali, economici, tecnologici ed ambientali, che complessivamente incidono sul miglioramento della qualità della vita nella propria città o borgo.
L’iniziativa dà attuazione al principio di sussidiarietà orizzontale disciplinato dall’articolo 118 della Costituzione italiana, nel senso che il cittadino, sia come singolo, sia attraverso associazioni, deve avere la possibilità di cooperare con le istituzioni nel definire gli interventi che incidano sulle realtà sociali a lui più vicine. Le Amministrazioni pubbliche ed in particolare i Comuni, hanno il dovere di favorire la partecipazione dei cittadini attivi per la cura dei beni comuni.
È circostanza ormai riconosciuta che la partecipazione attiva dei cittadini alla vita collettiva può concorrere a migliorare la capacità dei Comuni di dare risposte più efficaci ai bisogni delle persone e alla soddisfazione dei diritti sociali che la Costituzione riconosce e garantisce.
I cittadini attivi, sono “disinteressati”, in quanto esercitano una nuova forma di libertà, solidale e responsabile, che ha come obiettivo la realizzazione non di interessi privati, per quanto assolutamente rispettabili e legittimi, bensì dell’interesse generale.
Non esiste migliore definizione di bene comune che quella espressa dal filosofo Massimo Cacciari, il quale riconosce: “Il bene comune semplicemente quello che non è di nessuno. Chi è nelle nostre città che riconosce un bene che non è di nessuno? Se manca questo riconoscimento le città diventano un condominio, si vive male, perché ci si chiude ognuno in se stesso. Io vivo male in una città dove tutti sono proprietari. Se invece riconosciamo il bene comune viviamo meglio”.
Ebbene i cittadini attivi, in quanto non proprietari bensì custodi dei beni comuni, esercitano nei confronti di tali beni un diritto di cura fondato non sul proprio interesse, come nel caso del diritto di proprietà, bensì sull’interesse generale. Ciò che giustifica il loro impegno è solo in parte un loro interesse diretto e immediato alla produzione, cura e sviluppo dei beni comuni. In sostanza, i volontari sono “disinteressati” perchè vanno oltre i legami di sangue per prendersi cura di estranei, i cittadini attivi sono “disinteressati” perché vanno oltre il diritto di proprietà per prendersi cura di beni che sono di tutti. In entrambi i casi, si tratta di un’evoluzione quanto mai positiva dell’umanità, che dimostra in tal modo di saper uscire dalla ristretta cerchia familiare e dall’individualismo proprietario per aprirsi all’intera società.
A rendere possibile la conclusione di un “patto di collaborazione” tra Comune e “cittadini attivi” sarà un regolamento comunale, che potrà disciplinare anche la riduzione o l’esenzione di tributi inerenti al tipo di attività posta in essere e tra questi tributi, vi rientra sicuramente la tassa o il canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche.

I comuni possono in tal modo decidere di invitare i “cittadini attivi” a presentare progetti di cura o di rigenerazione dei beni comuni, senza necessità di ulteriori formalità ed assumendone, in via diretta e con propri oneri, l’esecuzione.

1 Comments

  1. Infine, vorrei invitare a compiere azioni efficaci per migliorare le condizioni di vita dei malati, garantendo a tutti l’accesso alle cure mediche e ai farmaci indispensabili per la vita, compresa la possibilit di cure domiciliari.

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