Il Garante della privacy chiede la correzione del decreto trasparenza

 

Il Garante della privacy si pronuncia sul nuovo decreto legislativo di attuazione della riforma Madia chiedendo dei correttivi allo steso modo di come già si era espressa l’ANAC nei giorni scorsi. non c’è.

Il nuovo D.lgs. modifica in molti punti il decreto 33 con l’obiettivo di rendere ancora più penetrante il diritto del cittadino di conoscere l’operato degli apparati pubblici in modo da poter esercitare un controllo sulla loro attività. E per questo rende più pervasivo – sulla scia del Foia (Freedom of information act) statunitense – lo strumento dell’accesso civico, consentendo di ricorrervi senza alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva e ammettendo che, a differenza del diritto di accesso previsto dalla legge 241 del 1990, il cittadino possa attivarlo anche in assenza di una precisa motivazione, ma solo con lo scopo di verificare la bontà e l’efficacia del lavoro degli uffici pubblici.

Per il Garante il d.lgs., come strutturato, invade il campo della privacy. Nei documenti pubblicati o richiesti attraverso il diritto civico ci possono, infatti, essere molti dati personali: si pensi solo all’obbligo per i politici di caricare sul sito dell’amministrazione di appartenenza le dichiarazioni di redditi.

Per il Garante si tratta di un potere sbilanciato sulla trasparenza, a danno della riservatezza per cui occorre ristabilire l’equilibrio rimettendo mano a diversi passaggi del nuovo decreto, in modo che si circoscriva il campo dei documenti pubblicabili online e anche quello dei dati personali che l’amministrazione interpellata può fornire di fronte a una richiesta di accesso civico.

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