ADDIO GESTIONI ASSOCIATE

Dal governo arriva un sostanziale via libera alla sospensione degli obblighi di gestione associata per i quasi 6mila piccoli Comuni, che dovrebbe partire dal 1° gennaio senza che però siano stati affrontati i problemi alla base della pioggia di proroghe di questi anni. Finora gli obblighi di gestione associata non hanno prodotto reali e sostanziali riorganizzazioni amministrative finalizzate a garantire una efficace ed efficiente gestione dei servizi agli utenti (servizi sociali, sicurezza, asili nido, protezione civile ecc.).
Le indagini avviate nelle scorse settimane dal Viminale hanno certificato che la situazione è ferma. Di qui l’idea della nuova sospensione, che potrebbe arrivare con gli emendamenti alla manovra o in un altro provvedimento se sarà considerata misura troppo “ordinamentale” per finire nella legge di stabilità.
Gli ostacoli lamentati dai Comuni sono due: l’assenza di incentivi reali alle associazioni e soprattutto l’eccessiva rigidità del meccanismo, che impone a tutti i Comuni sotto i 5mila abitanti (3mila in montagna) di costruire associazioni che amministrino almeno 10mila abitanti. Densità demografiche e articolazioni dei servizi cambiano però da territorio a territorio, e lo stesso target di 10mila abitanti può rivelarsi facilissimo da raggiungere in alcune aree è praticamente impossibile in altre.
Le Regioni avrebbero potuto ritoccare questi parametri ma poche l’hanno fatto a conferma di una scarsa attenzione collettiva sulla traduzione degli obblighi in realtà.
Una nuova sospensione deve servire a ripensare integralmente le regole cominciando a ragionare per bacini omogenei di aggregazione dentro cui sviluppare unioni decise dagli stessi Comuni oppure, fermo restando l’autonomia di ogni Comune, puntare a gestire in modo ottimale unicamente i servizi da rendere all’utenza.

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